La storia

Geograficamente “schiacciata” tra la Lituania e l’Estonia, la Lettonia è tradizionalmente suddivisa in quattro regioni etnografiche: Curlandia, Latgallia, Semigallia e Terra di Mezzo.

Se il nome attuale ha la sua origine nel nome della regione della Latgallia e dal popolo dei Latgalli che la abitava, la storia della Lettonia può dirsi iniziata con quella del popolo dei Livoni, di ceppo ugrofinnico, intorno al XII secolo.

La persistenza del paganesimo e la relativa distanza dai centri nevralgici del potere in epoca medievale portarono la Lettonia ad essere oggetto di una impegnativa campagna di cristianizzazione ad opera dei cavalieri teutonici tra il 1180 e il 1227 (di cui resta minuziosa traccia nella imponente cronaca in latino di Enrico di Lettonia, il Chronicon Livoniae).

L’arcivescovo Alberto fondò la città di Riga nel 1201. Essa divenne la sede di un vescovato quanto mai influente, in contesa con i cavalieri dell’Ordine Teutonico. Nel 1561 la Livonia fu annessa al Regno di Polonia, di cui faceva parte anche il Granducato di Lituania.

I castelli lettoni (i più famosi sono Cesis, Bauska e Sigulda) recano ancora le tracce, a tratti sbiadite, delle numerose dominazioni. In modo particolare la Svezia, all’inzio del XVIII secolo, e l’Impero zarista, dal 1795, contraddistinsero la storia del 700 e dell’800. Svedesi e russi si alternarono e si insediarono nelle attuali terre lettoni, modificandone i costumi, importando la lingua e così procacciandosi l’agognato accesso sul Mar Baltico.

La Lettonia otterrà la piena indipendenza solo a seguito della firma del trattato di Riga (1920). Esso pose termine a un cruento biennio di guerra civile (1918-1919), nota come guerra d’indipendenza lettone. La guerra d’indipendenza portò alla sostanziale cacciata dal paese della borghesia tedesca, presente fin dal Medioevo. I lettoni, finalmente consapevoli della propria identità nazionale e spalleggiati economicamente e militarmente da Regno Unito e Francia, ebbero la meglio sulle forse russe bolsceviche.

Con il patto Molotov-Ribbentrop del 1939, la storia della Lettonia cambiò radicalmente. Il paese infatti tornò nella sfera d’influenza sovietica e terminò così il primo governo lettone di Kārlis Ulmanis (primo ministro dal 1918 e presidente dal 1936), tacciato dagli storici (al pari del suo vicino lituano Smetona) di rigida dittatura. La Lettonia tornerà ad assaporare aria di libertà solo nel 1991, alla dissoluzione dell’Urss, che già il 6 settembre ne aveva riconosciuto la piena indipendenza.

In seguito al ripristino dell’indipendenza la Lettonia ha fatto il suo ingresso nella NATO, nell’Unione Europea (2004) e anche nell’area Euro, diventando il diciottesimo paese ad adottarlo nel 2014, tre anni dopo l’Estonia e un anno prima della Lituania.