I castelli dell’antica Livonia

Bauska – Sigulda – Turaida – Cesis

Alla scoperta degli antichi castelli delle repubbliche baltiche

Bauska, Sigulda, Turaida, Cesis. Presso queste cittadine, in Lettonia, si trovano i castelli più belli del nord Europa. È un tuffo nel Medioevo, nella zona centro meridionale del paese, alla scoperta delle antiche glorie dell’ordine dei Cavalieri della Livonia. Quattro splendidi castelli, roccaforti dell’antico Ordine monastico-cavalleresco, solo in parte sopravvisuti al logorio del tempo.

Si tratta di quattro affascinanti siti storico-archeologici, testimonianza di un’epoca che per oltre tre secoli (dal XIII al XVI) ha visto fiorire l’antico ordine dei cavalieri livoniani.

Questo è un percorso per gli amanti della cultura medievale, per tutti coloro che vogliono toccare con mano secoli e secoli di storia e per chi ama ricercare emozioni particolari all’interno delle mura pietrose di un vecchio fortilizio.

Questi castelli erano un tempo il cuore pulsante dell’antica Livonia, una conferderazione composta da cinque entità politiche e che, oltre alla Lettonia attuale, comprendeva anche la parte meridionale dell’Estonia (buona parte, dunque, del territorio delle attuali repubbliche baltiche).

Il nostro viaggio alla scoperta delle antiche tradizioni medievali dell’Europa del nord-est comincia da Bauska, piccola città a una ventina di chilometri dal confine con la Lituania, fondata dall’Ordine Teutonico nel 1443.

Si trova alla confluenza dei fiumi Musa e Memele. Proprio su una colle a cavallo di questi fiumi sorge l’antico castello. Di questo affascinante complesso, un tempo destinato a difendere la Livonia dalle aggressioni dei cavalieri lituani, restano solo dei ruderi, oggi vistabili. Si può salire in cima alla torre principale, e da lì ammirare lo spettacolare panorama dell’ambiente naturale circostante, con i due fiumi che tagliano in due la fetta di terra in cui il castello si erge.

Percorrendo 120 km in direzione nord-est si raggiunge la città di Sigulda, dove si trovano le impressionanti rovine dell’antico castello, la cui costruizione iniziò nel 1207 per mano dell’Ordine dei Portaspada, confluiti poi nell’Ordine di Livonia nel 1236. Durante la Grande Guerra del Nord (1700-1721) fu gravemente danneggiato e mai più restaurato. Dell’originario complesso sopravvive solo la zona a sud-ovest, con la terrazza panoramica da cui si gode di una vista quanto mai suggestiva del vasto Parco naturale del fiume Gauja.

Proseguendo per soli 4 km a nord si arriva poi al museo di Turaida, all’interno di un’ampia riserva naturale, che si apre con il parco della canzone: un’area verde (creata nel 1980) su cui sono state poste 26 statue realizzate dallo scultore lettone Indulis Ranka e dedicate alle tradizioni popolari e folcloristiche della Lettonia. Proseguendo lungo il selciato del parco si raggiunge la chiesetta luterana, costruita in legno nel 1750 dalla congregazione di Turaida. Rimanendo sul piccolo colle ove è posta la chiesa si arriva al monumento funebre dedicato alla Rosa di Turaida, il personaggio leggendario che rende famoso questo castello.

La storia risale al 1601, anno in cui si svolse una dura battaglia ai piedi della fortezza. Al termine dello scontro lo scrivano del castello trovò una neonata tra le braccia della madre morta e decise di portarla con sé. Allevò la bambina come se fosse sua figlia e le diede il nome di Maja, che tutti poi soprannominarono Rosa di Turaida per via della sua notevole bellezza. La giovane Maja si innamorò del giardiniere del castello, Viktor. Il loro amore però fu travagliato: il perfido Adam Jakubowsky, un nobile polacco, aveva messo gli occhi sulla ragazza e, con un inganno, riuscì ad attirarla con una lettera falsa da parte di Viktor, in modo da incontrarla. Maja cercò di sottrarsi alle avance del nobile offrendo in cambio il suo scialle magico che le garantiva l’invulnerabilità: sfidò così Jakubowsky a mettere alla prova i poteri dello scialle. Costui estrasse la spada e decapitò la ragazza, che così ebbe salvo l’onore. Quando Viktor seppe della tragedia seppellì l’amata e piantò un tiglio sulla sua tomba, lasciando poi per sempre il paese. Proprio dove c’è questo sepolcro ancora oggi i giovani sposi si recano a Turaida a posare fiori sulla tomba della giovane Maja.

Scesi dal piccolo colle, ove si trova il sepolcro della Giulietta della Lettonia, proseguendo sempre diritto, si giunge finalmente all’imponente castello, una gigantesca struttura, edificata nel 1214 dal vescovo di Riga, Albrecht von Buxthoeven, il fondatore dell’ordine dei Portaspada. Esso fu eretto sulle rovine di un antico forte livone. Della struttura originale rimane soltanto parte dell’altissima torre, mentre il resto fu totalmente ricostruito in seguito ad un incendio scoppiato nel 1776. Fino a quella data il castello fu sempre abitato.

L’ultima tappa del tour tocca la cittadina di Cesis, a 38 km da Sigulda, situata in uno dei territori più alti della pianeggiantissima Lettonia.

Qui si erge forse il più bello dei quattro castelli, una costruzione, piuttosto semplice nella struttura (due alte torri circondate da mura, e resti di un’altra torre situati sulla sinistra e purtroppo inagibili) la cui costruizione risale al 1209 (i lavori terminarono solo nel 1224). Il castello per anni fu dimora del Gran Maestro di Livonia.

Negli anni di splendore questo complesso, che prese il nome di Wenden, fu sede amministrativa dell’intera area circostante e importante centro della lega anseatica. Fu gravemente distrutto nella Grande Guerra del Nord, come accadde anche al castello di Sigulda, e non fu mai più rinnovato, ma anzi spogliato dei materiali edilizi, utilizzati per costruire altri edifici. Solo in epoca sovietica venne salvato e messo a disposizione dei turisti che oggi possono visitarlo ma solo nella torre di sinistra, al cui apice è stata aggiunto un tetto di copertura in legno. E chi giunge al castello di Cesis ritorna a vivere l’epoca medievale: alcune parti del castello piuttosto buie si vistano solo con l’aiuto di una lanterna, consegnata ai visitatori dagli addetti del centro informazioni all’entrata, come d’altra parte facevano i custodi di un tempo.

Sensazioni e suggestioni irripetibili per gli amanti della storia e dell’archeologia!

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Maurizio Biuso